Edward Hopper e’ considerato uno dei pionieri del movimento Realista, se non il più importante artista del ventesimo secolo. Hopper diede al realismo ciò che in precedenza mancava, ossia un tocco originale, e una prospettiva personale. Dimostrando che questo stile artistico non consisteva di fatto di sole scene “letterali” o fotografiche ‘copiate’, ma anche di varie interpretazioni. Hopper era considerato piuttosto selettivo nel rappresentare le sue scene realiste; difatti era noto per le città deserte, i panorami, e le figure solitarie. La solitudine era ciò che avvolgeva i suoi dipinti, la malinconia, la vita.

Un artista di questo livello infatti non poteva che avere finalmente la sua occasione di apparire alle porte di Roma. Fino al 17 Febbraio 2017 il Complesso del Vittoriano, specificamente nell’ala brasini terra’ una mostra con molti pezzi di costui.
La mostra, supervisionata dalla curatrice di dipinti e sculture del Whitney Museum di New York Barbara Haskell, è divisa in sei sezioni: ritratti e paesaggi, disegni preparatori, acquerelli, incisioni e olii, e le immancabili immagini di donne.
Le sue opere come si possono vedere nel museo, non potranno mai stancarci in quanto rappresentano una realtà a dir poco ‘vera’ per quanto allo stesso tempo ‘ferma’, quasi solitaria, malinconica, ma sempre senza alcun rancore nei visi di coloro che vengono rappresentati. “Quando guardo un quadro di Hopper, immagino sempre dove lui abbia piazzato la cinepresa”, ha detto Wim Wenders.

Girando per il Vittoriano notiamo come questa affermazione del regista Wenders sia pressoché vera. I suoi protagonisti non sono altro che ‘attori’ inconsapevoli di essere ripresi, come fossero su un set e Hopper, per l’appunto, il regista. Questo artista fu ispirazione per molti registi come ad esempio Hitchcock che ideo’ la casa di Psycho sul quadro House be the Railroads.

Seppur di nome non molti riescono ad associarlo alle sue opere, in quanto fosse noto per la mancanza di frequentazione del mondo dell’arte, Hopper e’ un’icona, e rimarra’ ispirazione per il mondo del cinema.

Edward Hopper nacque a Ny nel 1882, inizio’ a studiare arte alla NY School of Art, dove da illustrazioni passo’ alla ‘fine art’. Dopo gli studi ebbe inizio la sua carriera di illustratore fin quando essa non terminò e decise di intraprendere tre viaggi in Europa che influenzarono drasticamente il suo modo di creare arte. Europa intesa come Francia, o meglio ancora Parigi. Paese e città che per l’artista fu una principale fonte di ispirazione; considerata da costui come un luogo di grandissima arte, architettura, luci. Non a caso Parigi nel 1906, quando Hopper visitò la città, era al centro dell’arte moderna. L’astrattismo era giunto al suo termine e il Cubismo aveva fatto la sua prima comparsa con Picasso (per quanto si dica che Hopper nel tempo passato in Francia non sentì mai di quest’ultimo). Ebbe modo di incontrare nel suo viaggio anche l’Impressionismo, movimento che influenzò profondamente la sua arte, notabile nel suo uso della luce e nelle sue tematiche di architettura e della natura.

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